ESCLUSIVA: Intervista ai "Miriam in Siberia" - Scrigno Magazine


Pubblicato: Ven, 4 Mag , 2012

ESCLUSIVA: Intervista ai “Miriam in Siberia”

Oggi su Scrigno l’appuntamento serale  è con l’ottima musica infatti ho deciso di inviare il mio esperto musicale nonchè vicedirettore Luigi Izzo ad esplorera un gruppo dalle sonorità eccelse ossia i Miriam in Siberia.
Formatisi nel 2005 esordiscono con un EP d’esordio seguito nel 2009  dall’album “Il Suono del Phon”, entrambi distribuiti in download gratuito su miriaminsiberia.it e su cd in edizione limitata, nell’autunno 2011 hanno lanciato Vol.2 registrato in analogico e masterizzato in edizione speciale con vinile 7″ più cd contente l’intero album.
Un viaggio  tra sonorità hard ’70s, folk psichedelico e groove profondi ed oscuri, influenzato da Black Mountain, Black Keys, Pontiak, ma anche da Sabbath e Zeppelin.Hanno suonato con Zion Train, Disco Drive, My Awesome Mixtape, Songs for Ulan, 24 Grana, Virginiana Miller, A Toys Orchestra e ‘A67.

Dicono di loro: “ Energica, ipnotica modulazione di tratti hard prog e indie. Precisi e potenti
brani heavy. S cevri da pose o sdilinquimenti da indie band fighetta” (Rumore); ” Dal rock anni  ’60 al prog vagamente PF M, stile estremamente personale’ (Raro); “scratching guitars,
recognizable melodies and a bit of astonishing sweetness inside a black summer sea” (Italian
Embassy); “Idee interessanti, cantato nitido e credibile” (Blow Up); “Colpiscono al primo
ascolto”

Raffaele Cecoro

INTERVISTA a cura di Luigi Izzo
Voglio partire con una curiosità perchè “Miriam in Siberia”?
Questa storia esce sempre! Miriam è una nostra amica che è andata in Siberia a studiare lingua, la cosa accadde qualche giorno prima della nostra prima serata, e dato che non avevamo un nome l’evento ci si è un po’ attaccato addosso!

 Parlateci un pò di voi e di come si è formata la band?
I Miriam in Siberia sono una rock band, abbiamo cominciato a suonare insieme mischiando in qualche modo roba tosta come Motorpsycho a band alla Blonde Redhead, Karate ecc. Questo nel 2005; adesso esploriamo il lato concreto della psichedelia.

Quali sono state le difficoltà maggiori che avete incontrato dall’inizio della vostra attività musicale?
Le difficoltà sono sempre tante, ma guardandomi indietro la soddisfazione di avere portato avanti una band fino al terzo disco mi appaga. Come tutte le band vorremmo spazi più dignitosi per suonare, qualche soldo in più, maggiore attenzione verso la creatività.

Il vostro è un sound molto particolare, una miscela di indie e prog con risonanze psichedeliche; cosa intendete trasmettere al vostro pubblico e quali sono gli artisti che vi hanno ispirato nel vostro genere?
Il suono della band vuole comunicare che noi stessi amiamo e ascoltiamo certa musica, vogliamo creare una condivisione. Mi piace pensare che siamo una band che può parlare a chi ascolta il rock psichedelico contemporaneo, come Black Mountain, Pontiak, Black Angels, ma anche a chi non ne sa niente di questa roba ma apprezza l’hard rock classico, naturalmente facendo a meno del revival. Compositivamente siamo certamente influenzati da Lucio Battisti, cosa che forse penso solo io. Prendi a un pezzo come il nostro Moog Stomp: “I giorni non volano più/ti chiedi se stai bene/mi dici, come prima di morire”. Qui siamo al limite della citazione diretta di Battisti, ma questa cosa non viene molto recepita forse perchè Battisti non ha mai cantato un pezzo stoner rock.
Anche il prog ci interessa molto anche se restiamo fondamentalmente legati alla canzone. La PFM rimane comunque un’ispirazione, sopratutto sulla timbrica dei synth. Per quanto riguarda l’indie, forse è un riflesso di una fase che abbiamo passato.

Il vostro primo EP risale al 2006; quali sono state le tappe più importanti da allora ad oggi per la vostra carriera musicale? Pensate che ci sia stata un occasione che vi ha particolarmente reso noti al pubblico?
Ci fu un momento un cui MySpace ci mise in homepage; contestualizzando storicamente ti devi rendere conto che una volta MySpace era una cosa molto rilevante, ma voi giovani magari non ve ne ricordate – ad ogni modo i nostri contatti aumentarono a dismisura e l’EP, che era distribuito gratuitamente, venne scaricato a iosa.
A parte questa storia divertente, gli eventi importanti sono altri, per esempio quando componemmo “Before the Insane God”, pezzo che sta nel secondo disco “Il Suono del Phon”. Partito come ballad voce e chitarra divenne una ricerca di suoni hard rock e folk: da allora capimmo che potevamo fare di più, che potevamo ambire a composizioni più impegnative.
Poi ci metto anche l’ascoltare i Black Mountain dal vivo, per caso, una sera in Wisconsin durante un viaggio. Lì per lì fu solo una bella serata, mesi dopo capii che era cambiato il mio rapporto con la musica rock, che quella band rappresentava qualcosa di nuovo, ma in cui mi sentivo a casa.

Parlateci un pò del vostro ultimo disco, “Vol.2”, uscito a Novembre del 2011 e che ha subito ricevuto critiche positive

Cover Vol.2

Non è un concept ma c’è un filo conduttore di avvertimenti, di moniti, di situazioni prossime alla fine. Il mood è cupo ma combattivo, c’è energia ma con un compiacimento contenuto. “Fede e ragione è una moneta per distrarti”; “Non vedrai la fine del giorno”; “Finirà solo quando restituirai la figlia dell’uomo, figlia che non avrai mai”.
E’ facile dire che lo riteniamo il nostro disco migliore, di cui siamo finalmente contenti. Comporlo è stato un processo liberatorio dove abbiamo versato tutte le nostre energie in modo naturale. Siamo spesso maniacali nei dettagli, “Il Suono del Phon” ebbe una gestazione molto travagliata che ci sfinì: con “Vol. 2″ abbiamo composto tutti insieme in studio con un taglio molto rock, tutti e quattro abbiamo contribuito parimenti con facilità perchè gli obbiettivi erano chiari. L’abbiamo registrato nei Red House Studio di Senigallia, 10 giorni passati nella natura dove si trova quello studio. Talmente nella natura che il nostro tastierista fortemente allergico è svenuto ed è andato all’ospedale già la prima sera, tutto molto rock and roll….
L’idea era di avere un sound naturale sfruttando la bobina analogica su cui abbiamo registrato e suonando in massima parte tutti insieme, senza metronomo o finzioni sceniche varie. Il suono è venuto fuori naturale, grazie anche a David Lenci che ha registrato l’opera, mentre abbiamo sperimentato molto sui suoni dei synth e delle tastiere che abbiamo filtrato in tutti gli amplificatori a disposizione. Abbiamo completato il progetto masterizzandolo a New York presso lo studio Salt Mastering, che ha lavorato con gruppi che apprezziamo come gli Arboretum. I nastri originali sono stati riversati su vinile senza alcun procedimento digitale, restituendo il sound che stavamo cercando.
Il disco è pubblicato in un’edizione che include vinile 7”, cd audio e download digitale, pensata così per offrire tutta l’esperienza del disco in una volta. Ed in effetti è un disco di ispirazione analogica pensato per i giradischi.
Per la copertina abbiamo collaborato con LRNZ, illustratore formidabile che ci era stato suggerito da Roberto Recchioni, sceneggiatore fumettistico famoso soprattutto per il lavoro su Dylan Dog. LRNZ è anche un musicista ed ha capito subito il nostro mood, ci siamo scambiati pochi riferimenti e dopo un po’ ci ha proposto una bozza vicina a quella che è la copertina finale dell’album: una testa mostruosa che levita su una palude. L’abbiamo interpretato come la visione di una minaccia incombente, pienamente in sintonia con “Vol. 2”. Con lui è nato un feeling immediato, un’esperienza artistica molto soddisfacente; dobbiamo ringraziarlo per la sensibilità.

Quali sono i vostri progetti per il futuro? Qualche anticipazione per i lettori di Scrigno?
Finalmente siamo a nostro agio con noi stessi, per ora niente di concreto, ma vogliamo continuare dando un seguito a “Vol. 2”.

Un saluto da Scrigno

Un saluto a te e tutti i lettori

 





Informazioni sull'autore

- Raffaele Cecoro ([email protected]) Casertano, laureato in giurisprudenza con una forte passione per la scrittura e per la letteratura. Da qualche mese ha cominciato la stesura del suo primo romanzo e nel tempo libero redige un blog letterario multitematico, il suo stile è un ibrido di humor e serietà.